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La pelle della Terra (2024)
Con il progetto “Residenza d’artista” (open call 2024 qui), avviato nel 2021 e promosso dal Comune di Montebelluna e dall'Associazione CombinAzioni, il MeVe e il festival si aprono al dialogo con la scena dell’arte contemporanea: un’iniziativa volta a valorizzare il lavoro di giovani artisti (under 35) e a stimolare, in una prospettiva transdisciplinare, inedite riflessioni e connessioni tra le collezioni museali e l’attualità, tra passato, presente e futuro.
L’opera La pelle della terra è stata realizzata da Lorenzo Gnata nel corso della residenza presso Villa Correr Pisani, contestualmente a CombinAzioni festival, dedicato, nell’edizione 2024, alla democrazia della cura.

Viviamo in tempi tormentati. Tempi di crisi, urgenze, sofferenze. Tempi che hanno cancellato ogni luogo di riparo e di quiete. Di ferite profonde che non trovano cura; guarigioni invocate e mancate.
Forse, l'unico modo per creare ipotesi di vita possibili, superando i troubles che contraddistinguono il nostro periodo storico, sarebbe "restare a contatto col problema". Toccandolo con mano, tastandolo, rendendolo parte della nostra esistenza e offrendoci come parte della sua; essere presenti nel presente.
Sono queste le intenzioni che hanno animato la ricerca artistica e progettuale condotta presso il MeVe, durante il periodo di residenza. La necessità di stare nel presente. Di esserne avvolto, perdendo l'orientamento ma creando connessioni. Connessioni, o interconnessioni, auspicate più volte da D. Haraway nelle sue numerose pubblicazioni, sempre in bilico tra esperienza artistica, ecologica, filosofica e sociologica. Una rete di legami veri e imprevisti, alla base del senso di stare al mondo in armonia col mondo.
Nata in seno di un importante processo di compostaggio, l'opera La pelle della terra si restituisce al pubblico come un'installazione site specific, pensata per una porzione di ambiente nella parte finale del percorso espositivo del MeVe.
Qui, elementi plastici si rivelano sulle pareti, brillanti nel loro candore lattiginoso. Aggregati di figure umane, corpi, vegetali, parole, pensieri, fusi tra loro, amalgamati in nuove forme organiche. Questi, come una seconda pelle, seguono i volumi architettonici dell'ambiente, gonfiandosi coi pieni, occupando i vuoti, sfiorandone le superfici, dialogando percettivamente tra lo spazio reale e quello suggerito. Relazioni rese manifeste, fili che uniscono esistenze appartenenti a piani del reale diversi, a tempi diversi, ma tutti legati e collegati dal luogo ospitante: la Villa, la Terra.
Immagini d'archivio si legano così a foglie, parole, suggestioni, e un soldato della Prima guerra mondiale, che con un gesto richiama a sé un piccione, diventa tutt'uno con una foglia di platano, o con un'idea detta oggi, ma forse pensata molto tempo prima.
È un esercizio di pratica alla cura e alla responsabilità, di fiducia reciproca e di relazione, che tenta una simbolica guarigione anche delle ferite lasciate dal rogo che coinvolse parte dell'edificio e che nel buio delle sue pareti trova ancora un'eco.
È un'ipotesi di presente, fatto di condivisione e rispetto, di forme vive di cura; non cerotti per tamponare le ferite sulla pelle della terra, ma creature legate dal desiderio di prosperare in armonia.
Edizioni passate
| 2021 - Edizione bianca - Laura Omacini (clicca qui)
| 2022 - Lost for words - Enrico Antonello (clicca qui)
| 2023 - Dove sei? - Romane Bourgeois (clicca qui)