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Cortometraggio La bicicletta

un film dei e delle BEAUTY STORYTELLERS
regia MARTINA BITTANTE, SAMUELE BOTTAREL, BEATRICE BURATTO, ALESSANDRA CAGNATO, MADDALENA DE BORTOLI, SIRIA LIMARILLI
una produzione ASSOCIAZIONE COMBINAZIONI

durata: 11’56”
Italia, 2025
genere: drammatico
aspect ratio: 16/9
formato di proiezione: DCP
linguaggio: italiano

Primo premio Best Young Talent Award al Wonder Film Festival 2025 (Potenza)
“Per la capacità di raccontare, con straordinaria delicatezza e rigore formale, il percorso interiore di un’adolescente sospesa tra fragilità ed emancipazione. Attraverso il viaggio solitario in bicicletta di Letizia, metafora potente di un corpo e di una mente in movimento, il film trasforma tre incontri inattesi in altrettante tappe di una crescita silenziosa ma decisiva. La regia si distingue per la sensibilità dello sguardo, l’uso evocativo degli spazi e una direzione degli interpreti che scolpisce emozioni autentiche senza mai ricorrere al superfluo. "La bicicletta" è un’opera capace di restituire con rara intensità la complessità dell’età adolescenziale, e di mostrare come anche un gesto semplice possa rivelarsi un atto di resistenza e di rinascita”

Menzione speciale Giuria Young Cefa Onlus Marocco al Festival Mente Locale Young 2026 (Bologna)
“La tecnica di regia ci permette di accompagnare la protagonista nel suo percorso, mentre la presenza di oggetti simbolici ne chiarisce la personalità — come quando offre dei fiori alla sua amica. I dialoghi, sobri e naturali, evitano ogni intento didascalico. Il cortometraggio si distingue per un’atmosfera di suspense e mistero, lasciando allo spettatore il tempo di percepire appieno le emozioni dell’eroina, interpretata magistralmente. La giuria di Beni Mellal ha scelto “La bicicletta””

Selezione ufficiale (finalista) a Sotto18+ Film Festival 2025 (Torino), Giffoni School Experience Festival 2026 (Giffoni Valle Piana SA), Baloss Milan Junior Film Festival 2026 (Milano), REC Film Festival 2026 (Rimini) e Cinevasioni.Edu Film Festival 2025 (Bologna)

Questo film è stato realizzato nell'ambito del progetto "Beauty storytellers. Seconda edizione" con l'obiettivo di coinvolgere studenti e studentesse dalle primarie alle secondarie e stimolare in loro lo sguardo e l'immaginazione per farli diventare narratori di bellezza: bellezza dei luoghi, delle persone, delle relazioni.

L'iniziativa è stata realizzata nell'ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Info sul progetto Beauty Storytellers 2

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con le note di regia, le note di produzione e le interviste agli studenti protagonisti

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Sinossi

Letizia, adolescente introversa e sensibile, si trova immersa in una fase di profonda fragilità emotiva. In questo contesto, durante un solitario tragitto in bicicletta che assume per lei un valore insieme fisico e simbolico, tre incontri imprevisti si rivelano fondamentali per la sua silenziosa ricerca di un equilibrio interiore.

Una prima figura, Giorgia, amica intima della nostra protagonista, tenterà invana di instaurare con lei un principio di relazione. Le sue speranze, tuttavia, svaniranno trascinate via dalle scie lasciate da una piccola bicicletta ricoperta di adesivi.

Più incisivo è l’incontro con Franco, allenatore di pallavolo, la cui eccentricità nasconde una sincera empatia: con leggerezza e comprensione, riesce a creare uno spazio in cui Letizia può iniziare a riemergere dal proprio isolamento.

Infine, arriva Rebecca, figura che rappresenta per Letizia un inatteso momento di sollievo, un respiro dopo una lunga apnea. Attraverso di lei, emergono nuove emozioni, più sfumate e forse persino serene, rivelando il bisogno urgente di evasione dal peso emotivo che la opprime. Giunta a destinazione, Letizia trova la forza di compiere un gesto per lei necessario, simbolo di un passaggio verso la ricomposizione di sé.

 

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Crediti cortometraggio

regia MARTINA BITTANTE, SAMUELE BOTTAREL, BEATRICE BURATTO, ALESSANDRA CAGNATO, MADDALENA DE BORTOLI, SIRIA LIMARILLI, con la supervisione di MARCO ZUIN

con MARIANNA PALMISANO (Letizia), NICOLE ZILIO (Rebecca), MARCO ZUIN (Franco), LARA MERCANTI (amica)

soggetto EMILIO GUADAGNIN

sceneggiatura ANASTASIA FRIZIERO, EMILIO GUADAGNIN, ARIANNA NICOLETTI, LUCA SELLE, LUISA YANG, con la supervisione di MARIANNA CAPPI

fotografia MATTEO CALORE

assistenti alla fotografia GIADA BERTAGNOLI, FRANCESCO BITONTE, ELIA BOLZONELLO, OSCAR COMAZZETTO, TOMMASO PIVA

focus puller DAVIDE CECCATO

organizzazione SOFIA VENDRAMIN, CATERINA PERALI, ERMES POZZOBON

aiuto organizzazione DIEGO BALDO

montaggio CHIARA RUSSO

assistente al montaggio ERICA DALLAN

costumi e scenografia MARIANNA FAVERO

aiuto costumi EMMA BASSO

assistenti ai costumi MARTINA CENTONI, OSCAR COMAZZETTO, LARISA MIHALI, CLAUDIA POZZEBON, ARIANNA RIVA

suono in presa diretta ENRICO LENARDUZZI

make up artist & hair NEW STYLE LORENA DI FLORIS LORENA, FONTE (TV), MAURO EQUIPE S.N.C. DI MENEGHIN MAURO, MONTEBELLUNA (TV)

sound design SOUNDRIVEMOTION

colorist FRANCESCO MAROTTA

capo elettricista KEVIN DAMONTI

macchinista ENRICO PAGGIARO

aiuto elettricisti DANIEL COMAZZETTO, HASSAN EL HAOUARI, MIRKO SCAFUTO

cast KEVIN ASOLAN, GIOVANNI BOTTIN, YONG XING DENG, ANASTASIA FRIZIERO, MANUEL MAGLI, CHIARA SARTORI

comparse SAMUELE BOTTAREL, MARTA MARIA CEOTTO, WERICA CORREA DE MOURA, MARA TIMIS

videomaking di scena SARA CASAGRANDE, GIULIA PUTTON, MARA TIMIS

montaggio backstage ERICA DALLAN

comunicazione ANNA CHIARA VENTURINI, GIOELE GATTO

poster MARTINA BITTANTE

una produzione ASSOCIAZIONE COMBINAZIONI

in associazione con CINEMA ITALIA EDEN, CINEFORUM GAGLIARDI

con il coinvolgimento degli istituti scolastici IS “Einaudi-Scarpa” di Montebelluna, Liceo “Veronese” di Montebelluna, IPSSEOA “Maffioli” di Castelfranco Veneto, IS “Sartor” di Castelfranco Veneto, IC Volpago del Montello, IC Trevignano e Istrana, IC Montebelluna 2, IC Montebelluna 1, IC Pederobba

con il partenariato di Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità (Università degli Studi di Padova), Regione del Veneto, Ri-Prese, Piattaforma Lago - Lago Film Fest - Fondazione Francesco Fabbri, Fondazione Sportsystem, Cooperativa Sociale Kirikù

con il cofinanziamento di Comune di Montebelluna, Comune di Trevignano, Comune di Volpago del Montello, Comune di Crocetta del Montello, Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, Confartigianato Imprese AsoloMontebelluna, De Castelli

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Note di regia, gli studenti del reparto regia

Con questa storia e la nostra regia volevamo trasmettere emozioni profonde, capaci di suscitare riflessione ed empatia. L’obiettivo era guidare lo spettatore attraverso ogni dettaglio, permettendogli di comprendere cosa accade in ogni scena e il motivo della tristezza della protagonista, stimolando la curiosità e favorendo l’immedesimazione nelle emozioni di tutti i personaggi. Attraverso parole, sguardi, gesti e silenzi, abbiamo cercato di creare una connessione autentica con la protagonista, culminando in un finale d’impatto che fornisse risposte ai dubbi dello spettatore.

Abbiamo un legame di sintonia e affetto con la storia e i personaggi. La loro complessità ci ha permesso di ragionare sulle situazioni dal punto di vista dei personaggi stessi, immedesimandoci nelle loro reazioni in base al carattere e al contesto. Accogliere critiche e modifiche durante la pre-produzione ci ha permesso di migliorare la fluidità e l’intensità delle scene, insegnandoci la capacità di adattamento e di collaborazione in situazioni di pressione.

Durante il lavoro sul cortometraggio abbiamo scoperto quanto sia complesso e sfidante il ruolo del regista: non solo occorre competenza tecnica, ma anche sangue freddo, lucidità e capacità di collaborare senza conflitti. È stata un’esperienza formativa che ci ha permesso di apprendere tecniche di comunicazione efficace e di apprezzare la bellezza del lavoro di squadra.

Per raccontare la storia abbiamo scelto inquadrature che favorissero l’immedesimazione: riprese in movimento seguendo la protagonista, controcampi, campi medi, primi piani, mezzi busti e dettagli significativi come oggetti o fiori per creare suspense e guidare l’attenzione dello spettatore. Lo stile ravvicinato ha permesso di cogliere sfumature emotive altrimenti difficili da trasmettere, rendendo la narrazione più autentica.

La traduzione delle pagine scritte in immagini è avvenuta attraverso un processo creativo condiviso: insieme agli sceneggiatori abbiamo immaginato i luoghi, le atmosfere e il significato di ogni scena, trasformando le parole in inquadrature, piani e movimenti di camera. L’ispirazione è nata sia dalla lettura della sceneggiatura sia dalla visione di altri cortometraggi o film, rendendo il passaggio da parola a immagine naturale e coerente con l’intento emotivo della storia.

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Interviste alle studentesse e agli studenti del reparto sceneggiatura

Quali sono state le fonti d'ispirazione e gli elementi narrativi chiave che avete considerato durante il processo di scrittura del cortometraggio? In che modo avete lavorato per trasformarli in una storia coinvolgente e significativa per il pubblico?

Durante il processo di scrittura del cortometraggio, ci siamo lasciati guidare soprattutto da esperienze vissute in prima persona o osservate nella quotidianità. È da questi frammenti di realtà che, a mio avviso, è emersa la linfa emotiva e tematica del racconto, una base capace di creare un legame autentico e coinvolgente con lo spettatore, abile a far leva su un linguaggio visivo evocativo e sull’uso del non detto. Il nostro obiettivo era creare un cortometraggio che parlasse in modo universale, pur partendo da un contesto molto specifico.

 

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Interviste alle studentesse e agli studenti del reparto regia

Come avete gestito le decisioni creative durante la realizzazione del cortometraggio?

Le decisioni creative sono state gestite in modo collaborativo e continuo sin dalle prime fasi del progetto. Prima della pre-produzione ci siamo incontrati più volte per confrontarci sulla sceneggiatura, visualizzare la storia e definire una visione comune, individuando eventuali punti critici e ipotizzando soluzioni. All’interno del reparto regia ci riunivamo all’inizio di ogni giornata per coordinare il lavoro, mentre le proposte provenienti dagli altri reparti venivano discusse insieme e poi condivise con chi di competenza, così da garantire coerenza con gli obiettivi del cortometraggio.

Il processo decisionale ha coinvolto vari aspetti: dal disegno dei costumi, elaborato inizialmente dal reparto regia e poi perfezionato e approvato dal reparto costumi, fino alla scenografia e alle luci, definite e, se necessario, modificate dopo il confronto con la regia. Durante le riprese alcune scelte creative venivano prese sul momento, monitorando la registrazione da uno schermo e valutando non solo gli aspetti tecnici (ripresa, audio, luci), ma anche la qualità della recitazione. Le scene venivano girate più volte e, in fase di montaggio, selezionate e rifinite per durata, posizione, colorazione, audio e colonna sonora.

Nonostante la pianificazione e il costante confronto, molte decisioni nascevano in modo spontaneo: l’affiatamento del gruppo e la sintonia di idee rendevano spesso superflue lunghe discussioni. Bastava uno sguardo per capirsi.

Quali criteri e strategie avete adottato nella selezione del cast per il cortometraggio, e come avete garantito che gli attori scelti fossero adeguati per i rispettivi ruoli, contribuendo a rendere la storia più autentica ed emozionante per il pubblico?

La selezione del cast è stata condotta in più fasi, combinando valutazioni tecniche con impressioni spontanee. Inizialmente abbiamo analizzato i “fogli di presentazione” degli attori - con foto, dati e una breve descrizione redatta dal professionista che aveva condotto le masterclass di recitazione - per farci un’idea preliminare delle loro caratteristiche. Successivamente abbiamo organizzato provini individuali per mettere gli attori a proprio agio, valutare le loro capacità, il controllo dell’ansia e la naturalezza della recitazione. Ogni candidato ha interpretato ruoli diversi, così da permetterci di cogliere il loro stile e capire quale personaggio rispecchiassero meglio.

Dopo una prima selezione, abbiamo provato alcune scene di gruppo per osservare l’interazione tra gli attori e affinare l’assegnazione dei ruoli. I criteri principali sono stati: aspetto fisico e carattere, espressività, bravura tecnica, gestione delle emozioni e capacità di recitare in modo autentico, evitando interpretazioni troppo “finte”. Particolare attenzione è stata riservata alla scelta della protagonista, che doveva trasmettere emozioni soprattutto con lo sguardo e il linguaggio del corpo, avendo poche battute. Inoltre, abbiamo ricercato una buona intesa con l’attrice che interpretava Rebecca, per rendere credibile e coinvolgente il loro legame emotivo.

Infine, accanto a questi criteri razionali, ha pesato molto l’impatto emotivo immediato: alcuni ruoli sono stati assegnati perché l’attore o l’attrice “colpiva” a prima vista, dando la sensazione di essere semplicemente quello giusto per il personaggio.

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Interviste alla studentessa attrice protagonista

Qual è stata la tua preparazione e approccio per entrare nei panni del tuo personaggio? Quali sono state le sfide più significative che hai affrontato nell'interpretare il tuo personaggio e come hai lavorato con i registi per trasmettere al meglio le emozioni e i messaggi della storia?

La preparazione base mi è stata sicuramente fornita dagli insegnamenti appresi durante le masterclass. Grazie al professionista Marco Cortesi ho appreso che per calarmi al meglio nei panni del personaggio da interpretare bisogna conoscere e far propri il suo passato e le difficoltà che affronta all'interno della sua vita. Tutte cose che non per forza il pubblico deve conoscere, bensì che servono a te per “essere” di più il tuo personaggio. Ho trovato poi fondamentale chiedere alla regia e agli sceneggiatori che messaggio bisognasse trasmettere in quella determinata scena, così da comprendere meglio quale tono di voce, espressioni del corpo e del viso fosse meglio utilizzare. In seguito, durante le riprese sul set ho cercato di mantenere il più possibile la concentrazione. Per fare ciò mi sono aiutata molto con la musica: cercavo di isolarmi dalle persone intorno a me, trovando delle canzoni che mi trasmettessero lo stato d’animo che il personaggio doveva avere in quel momento. Significativo è stato il rapporto instaurato con il cast e la troupe. Sentendomi a mio agio con loro e seguita passo passo, sono riuscita ad essere più sicura in me stessa.

Penso che le difficoltà più grandi siano state mantenere la concentrazione per tutte quelle ore, la continua attenzione a non sporcarmi, e le diverse problematiche tecniche avute a causa di mal funzionamenti che hanno rallentato le riprese. In più il tempo atmosferico, che era sempre molto imprevedibile. Sicuramente è stato molto stancante per me, soprattutto il giorno in cui abbiamo dovuto girare nel centro di Montebelluna, dove le distrazioni erano tante e per questo ho dovuto usare un alto tasso di energie. Tutto ciò si sommava al fatto che le riprese erano di pomeriggio, mentre di mattina dovevo fare alcune ore di lezione che mi stancavano già di per sé, con i professori non proprio dalla mia parte. Ma la sera tornavo a casa felice e soprattutto soddisfatta della giornata, perciò non mi pento di niente e lo rifarei altre mille volte.

 

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Interviste alle studentesse e agli studenti del reparto fotografia

Qual è stato il vostro ruolo di collaboratori del reparto di fotografia e in che modo avete contribuito a interpretare le scelte artistiche della regia e creare l'atmosfera visiva adeguata alla storia del cortometraggio? Descrivete cosa avete imparato e come avete collaborato con il direttore della fotografia e il resto della troupe per trasmettere la giusta sensazione emotiva attraverso l'uso della luce, delle inquadrature e dei colori.

Durante il progetto abbiamo fatto parte di un team che affiancava il direttore della fotografia, Matteo Calore. Abbiamo imparato molto: l’uso delle lenti (focali, sferiche, anamorfiche), le fonti di luce, le inquadrature e le loro valenze espressive. In set abbiamo collaborato con elettricisti e reparti tecnici per creare un’atmosfera coerente con la regia, anche simulando condizioni meteo. Abbiamo scelto toni freddi e un’immagine leggermente sottoesposta per raccontare visivamente la prospettiva dei registi.

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Interviste alle studentesse e agli studenti del reparto costumi e scenografia

Come avete affrontato il processo creativo di selezione dei costumi per i personaggi del cortometraggio? In che modo avete lavorato con i registi e gli attori per garantire la visione artistica complessiva? Come i costumi hanno contribuito a delineare la personalità e la storia dei personaggi in modo efficace?

Per la selezione dei costumi dei personaggi siamo partiti da un moodboard, cioè un insieme di idee e di immagini che potevano risuonare con le vibes del cortometraggio. Poi abbiamo richiesto di portare dei vestiti e li abbiamo selezionati in base alle diverse personalità dei personaggi, leggendo anche il copione accuratamente. Tutto il processo creativo per me è stato molto bello perché potevamo ragionare a fondo su cosa doveva trasmettere, e come doveva apparire un capo indossato.

Noi costumisti abbiamo dovuto stare molto dietro agli attori, soprattutto in tutte le fasi di cambio di scena, perché c’era il rischio che si sporcassero o che ci fosse una discontinuità nelle scene. Però sono soddisfatta perché abbiamo lavorato bene insieme ed erano tutti molto collaborativi. Siamo partiti comunque dalla sceneggiatura e da lì abbiamo costruito tutto grazie alle immagini e al tipo di emozioni che aveva il personaggio.

Penso che i vestiti e il look (compreso il make up) siano importanti per far capire le emozioni: senza il look non si capirebbe a pieno tutta una scena. È stato davvero importante capire bene il personaggio, lo stile e il tipo di immagine volevamo dare.

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Note di produzione, associazione CombinAzioni

Beauty Storytellers nasce nel contesto di CombinAzioni festival, iniziativa che da anni porta a Montebelluna e dintorni artisti e ospiti da tutta Italia e crea inneschi culturali. Dall’intenzione di coinvolgere maggiormente le scuole nel festival, nonché dalle idee e dalle relazioni sviluppatesi dal festival, ha preso vita la prima edizione del progetto nel 2022, che ha avuto ricadute sociali, culturali ed educative andate ben oltre le aspettative iniziali.

Grazie al Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, Beauty Storytellers ha coinvolto 9 scuole primarie e secondarie di Montebelluna, Trevignano, Volpago e Crocetta (TV) in un percorso formativo e laboratoriale nell'audiovisivo centrato sul tema della cura. Circa 1600 studenti hanno partecipato a lezioni sul linguaggio cinematografico, proiezioni, laboratori e masterclass, con il coordinamento artistico del regista Marco Zuin.

Il progetto ha portato alla realizzazione del cortometraggio “La bicicletta”, dei documentari “Katharsis”, “La mia mongolfiera” e “Onde di memoria” e di 17 animazioni in stop-motion. Le opere sono state scritte, dirette e interpretate da studenti delle scuole superiori durante masterclass di alta formazione e laboratori di produzione e post-produzione cinematografica. La colonna sonora del cortometraggio di finzione è stata composta ed eseguita da studenti delle scuole secondarie di primo grado nel corso di laboratori di produzione musicale, mentre gli studenti delle scuole primarie hanno realizzato 17 animazioni nell’ambito di attività laboratoriali di animazione con tecnica di stop-motion. Un’esperienza che ha stimolato lo sguardo e l'immaginazione per far diventare gli alunni narratori di bellezza (“beauty storytellers”).

Il cortometraggio “La bicicletta” è nato all’interno di un laboratorio intensivo di scrittura cinematografica rivolto agli studenti su base volontaria. L’obiettivo era accompagnare i partecipanti in un percorso concreto: comprendere come si sviluppa un’idea narrativa, sperimentare la scrittura attraverso esercizi pratici e arrivare alla stesura finale di una sceneggiatura originale.

Il laboratorio si è svolto nell’arco di quasi due mesi, al termine dei quali un gruppo selezionato di cinque studenti e studentesse ha portato avanti la scrittura del cortometraggio, apportando modifiche fino all’ultimo giorno di riprese. Un segno evidente dell’impegno, della convinzione e della cura con cui hanno vissuto l’intero percorso.

Oltre agli autori e autrici della sceneggiatura, circa trenta studenti e studentesse tra i più motivati hanno preso parte attiva al progetto, suddividendosi nei vari reparti o partecipando al casting per i ruoli principali e secondari. Anche questa fase si è rivelata altamente formativa: i partecipanti si sono confrontati con la possibilità del rifiuto, imparando ad accettare che non tutti avrebbero avuto un ruolo da protagonista. Il gruppo ha però dimostrato maturità e senso di responsabilità: anche chi ha partecipato come comparsa lo ha fatto con serietà e desiderio di contribuire al progetto. Il risultato è stato un clima di lavoro collaborativo, privo di competizione, in cui i ragazzi e le ragazze hanno sostenuto con rispetto l’attrice protagonista, dando vita a un ambiente coeso e solidale.

Durante la fase di set e riprese, il cortometraggio è stato realizzato con il supporto di una troupe di professionisti che ha affiancato gli studenti nei vari reparti tecnici: regia, fotografia, costumi, scenografia, reparto elettrico, recitazione. Questa collaborazione ha consentito ai partecipanti di mettere in pratica le competenze acquisite durante le masterclass propedeutiche, giornate intensive svoltesi nei mesi precedenti in cui gli studenti hanno approfondito le singole professioni del cinema a stretto contatto con i professionisti. Il lavoro sul set ha permesso loro di confrontarsi con le dinamiche reali di una produzione cinematografica, affrontando anche ostacoli pratici come i limiti di tempo o le condizioni meteorologiche.

Una novità significativa di quest’anno è stato l’approccio al montaggio, concepito come fase didattica e creativa del processo. Una montatrice professionista ha guidato per una settimana intensiva il gruppo regia e montaggio, permettendo un confronto diretto sul materiale girato. I ragazzi hanno avuto modo di rielaborare criticamente il film, individuare le parti più efficaci e trovare soluzioni per quelle meno riuscite, riconoscendo così il valore del montaggio come riscrittura e rifinitura narrativa.

Il cortometraggio finale non è stato solo il prodotto conclusivo del laboratorio, ma anche una tappa importante di crescita collettiva. Un’occasione per comprendere cosa significa lavorare in gruppo, valorizzare le competenze di ciascuno e affrontare le sfide con serietà, spirito costruttivo e responsabilità.

Il cinema, in questo contesto, è stato molto più che un mezzo: si è rivelato una vera e propria palestra di coesione sociale, un’esperienza che ha permesso di mettere in pratica doti creative, capacità di relazione, ascolto reciproco e senso del limite. In un percorso dove il singolo contribuisce al bene comune, fare un film è diventato una metafora concreta del lavoro collettivo e del potenziale educativo delle arti visive.

L’idea di destinare tutto questo percorso agli studenti è emersa dall’ambizione di creare un progetto duraturo nel tempo, in cui i più giovani possano sperimentare possibilità creative ed espressive altrimenti precluse in un territorio di provincia. Crediamo che Beauty Storytellers sia anche la dimostrazione dei significati che un festival può avere per una comunità: non si tratta solo di un insieme di eventi in pochi giorni, ma è un progetto che a tutti gli effetti crea legami, stimoli e iniziative durante tutto l’anno, come un ponte tra un’edizione e quella successiva. Infine, lavorare con gli studenti significa anche coinvolgere le generazioni più giovani in un festival che, nato nel 2015 da un gruppo di diciottenni, ora a oltre dieci anni di distanza sceglie di avere un focus anche per gli adolescenti di oggi.

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Clicca sotto per guardare il video di backstage delle riprese del cortometraggio, realizzato dagli studenti delle scuole secondarie di secondo grado

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